In questo articolo racconterò 7 errori estremamente comuni che potresti commettere nello sviluppo della tua strategia SEO on-page, oltre a come potresti risolverli…

Cosa è, e cosa invece non è, la SEO on-page…

La SEO on-page è l’analisi ed ottimizzazione di tutti quei fattori coinvolti nell’indicizzazione di specifiche pagine web:

  • L’URL, che dev’essere user friendly e pertinente;
  • Il titolo principale della pagina;
  • La struttura gerarchica dei sottotitoli;
  • I tag nell’header;
  • I contenuti, la scrittura dei testi;
  • Le immagini ed i tag che, a queste, si riferiscono;
  • I microdati, le informazioni strutturate;
  • I link, interni ed esterni al sito.

Spesso un consulente SEO è più interessato ad ottimizzare il sito nel suo insieme, si cura di come funziona e come viene costruito ogni modello di pagina, invece del come sono scritti i contenuti.

La distinzione sembra ovvia, ma credimi, non lo è. La maggior parte delle persone pensa che, se non hanno problemi tecnici sul sito, se esiste una sitemap, se il sito è veloce, se è responsive, se la struttura della pagina è corretta, allora non hanno problemi. Ma non è così!

Ecco gli errori più comuni della SEO on-page

1. Contenuti troppo lunghi.

Uno dei problemi che vedo spesso è che le persone vengono istruite ad adottare un approccio a volume: spingendo se stesse a produrre un numero minimo di articoli, della lunghezza minima predefinita (talvolta anche 500 parole).

Non esiste una lunghezza minima, non c’è un numero minimo di articoli da pubblicare ogni settimana sul proprio sito web. La qualità deve sempre prevalere sulla quantità, i contenuti per catturare l’interesse dei visitatori, e dei motori di ricerca, devono essere di qualità, unici e convincenti. Non riempire il sito di contenuti di bassa qualità, dispersivi, ma lavora per fare in modo che il tuo sito sia il migliore all’interno della sua nicchia.

Dunque, la lunghezza non è assolutamente un criterio da prendere in considerazione, sono gli aspetti qualitativi a dover essere curati.

Molti recenti aggiornamenti dell’algoritmo di Google, inoltre, hanno spinto verso la condensazione delle informazioni, verso la necessità di dare una risposta coincisa ai visitatori del sito.

Se esiste un modo semplice per identificare un falso esperto SEO, chiedigli quanto è importante la lunghezza degli articoli: Se pensano che i contenuti più lunghi siano invariabilmente migliori, sai che non sono poi così esperti.

2. Utilizzare in modo ossessivo i modelli predefiniti per i contenuti.

Un modello per i contenuti, o template, per pagine ed articoli, è un comune denominatore, utile per velocizzare la redazione di nuovi articoli.

Penso, però, che questo porti a vantaggi soltanto apparenti: ciò che funziona meglio è realizzare contenuti formattati in modo individuale per ogni query di ricerca, in base anche agli intenti.
I modelli, o template, possono adattarsi a molteplici scopi e contenuti diversi, ma questi appariranno standardizzati, piatti, monotoni.

Un’opzione di gran lunga più efficace è semplicemente concentrarsi sulla creazione di buoni contenuti, focalizzati sulle intenzioni dei visitatori; soltanto poi ottimizzare progressivamente il contenuto, anche in base ad analisi della SERP, per renderlo il più vicino possibile alla perfezione.

3. Nessun link esterno, in uscita

Un problema che la maggior parte dei siti ha è l’assenza di collegamenti ipertestuali a pagine su siti esterni.

Ciò è dovuto principalmente a due motivi:

  • I webmaster temono di fornire collegamenti a loro concorrenti;
  • Google, in passato, ha affermato che link esterni non portano vantaggi.

Parliamo di Google.
Più volte, nel passato, sono stati sorpresi a dare informazioni non veritiere riguardo il comportamento dei loro algoritmi.

Nel 2016, RebootOnline, ha fatto un ottimo Case Study relativo ai collegamenti in uscita.
I risultati dei loro test sono chiari: I collegamenti pertinenti in uscita a siti autorevoli sono considerati dagli algoritmi e hanno un impatto positivo sul posizionamento della pagina di origine.

Il motivo per cui funziona è semplice:
Quando i Crawler di Google seguono un collegamento creano un associazione tra quelle due pagine (chiamate anche nodi). La pertinenza e la vicinanza a una fonte autorevole che conferma le tue informazioni possono aumentare il tuo posizionamento.

4. Collegamenti interni di bassa qualità

I Link Interni sono elementi essenziali della SEO che bisogna padroneggiare per posizionarsi al meglio nelle Serp.

La mancanza di link interni potrebbe compromettere la corretta indicizzazione del sito: una pagina orfana di link interni avrà dei problemi ad essere trovata dai crawl dei motori di ricerca, e quindi d’essere indicizzata.

D’altro canto, le pagine con molti link in uscita invieranno meno valore per ciascun link: il concetto del PageRank è datato ma non è ancora obsoleto.

Una buona soluzione è creare un foglio di calcolo attraverso il quale tener traccia tutti i collegamenti interni da e verso le pagine più importanti del sito web e, quindi, rimuovere link a contenuti di basso valore, ed aggiungerne di nuovi verso pagine davvero interessanti.

5. Formattazione e design sbagliati

La formattazione confusionaria delle tue pagine, il numero di immagini utilizzate, gli incorporamenti, possono costituire un grosso problema se si analizzano le metriche relative ai visitatori.

Il contenuto che hai creato e condiviso non è l’unica cosa che racconta una storia e trasmette informazioni, lo fa anche il design della tua pagina.
Un design sgradevole e contenuti difficili da leggere possono tradursi in persone che lasciano il tuo sito con una brutta impressione, e non convertono.

Utilizzando progetti lanciati da Google stessa, come Lighthouse, è possibile individuare problemi come mancanza di contrasto, dimensioni dei caratteri, leggibilità ecc…

6. Link di affiliazione senza l’attributo “nofollow”

Nel linguaggio html, l’attributo “nofollow” inserito nel tag di un link esterno serve a comunicare ai motori di ricerca di non seguire la pagina di destinazione del link.

Per evitare penalizzazioni da parte di Google, è opportuno intervenire nel codice, ed inserire questo attributo in ciascuno di questi casi:

  • Campagne di link a pagamento, link di affiliazione, menzioni e guest post;
  • Siti di bassa qualità;
  • Collegamenti in widget e immagini;
  • Pulsanti di condivisione sui social media.

7. Utilizzare immagini di grandi dimensioni, non compresse

Se le immagini non rappresentano il focus della tua attività, è vitale comprimere quanto più possibile le immagini sul tuo sito Web.

Se c’è un fattore che influenza in modo massiccio le prestazioni di un sito internet, questo è la dimensione delle immagini. La loro compressione è spesso sufficiente affinchè la pagina in esame superi i controlli ed appaia ottimizzata per i dispositivi mobili, oltre a tagliare secondi vitali quando si tratta di conversioni.

Una soluzione è utilizzare un servizio come kraken.io, o installare uno dei molti plugin disponibili, in modo da poter comprimere le immagini quanto più possibile.

Quando si tratta di SEO on-page, in verità è molto più del usare alcuni tag, o evidenziare in grassetto alcune parole.
Si tratta di molte piccole attività che, assieme, possono avere un impatto enorme sul posizionamento del tuo sito.

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